Grand Chartreuse – grand liqueur

24 giugno 2008

Vogliamo dedicare un po’ di spazio a un grande ordine, i certosini, e ai loro prodotti monastici alimentari.
Probabilmente ci troviamo di fronte alla più importante realtà di produzione di liquori. Gli unici a invecchiare i liquori in botti di rovere e a non aggiungere prodotti chimici per conservarli, colorarli e insaporirli, seguendo ricette antichissime che sono giunte fino a noi nel silenzio della Grande Chartreuse in val d’Isère, ai piedi delle Alpi.La Grand Chartreuse
Fondata nel 1084, l’Ordre des Chartreux è attualmente uno dei più vecchi ordini del cristianesimo. Padre Bruno, nato a Colonia nel 1030, è il fondatore.
In sogno vide Dio che costruiva un luogo a sua gloria nel cuore di una montagna denominata “Chartreuse”, un luogo abitato così poco abitato che è soprannominato il “deserto”; sette stelle avrebbero mostrato a lui il cammino per arrivarci.
Siamo nel giugno 1084 e Bruno riconosce nel luogo dove oggi sorge la certosa il posto che Dio gli ha indicato.
Nel 1605, Maresciallo d’Estrées regala ai monaci della Certosa di Vauvert a Parigi, un manoscritto che rivela la formula di un elisir di lunga vita di sconosciuta provenienza.
In quel momento, infatti, solo monaci e farmacisti possedevano le conoscenze necessarie per lavorare le piante.
Nel 1737, il Monastero della Grande Chartreuse – vicino alla città di Grenoble – decide di fare uno studio esauriente.
Al farmacista della Grande-Chartreuse, fratello Girolamo Maubec, è affidato questo compito. Egli riesce a fissare definitivamente la formula di Elixir Végétal Grande Chartreuse. La sua commercializzazione è molto limitata: è fratel Carlo che in cambio di triglie la vende nei mercati di Grenoble e Chambery.
Ma la Rivoluzione francese del 1789 disperde i monaci.
Nel 1810, l’imperatore Napoleone decide che la ricetta segreta dell’elixir deve essere presentata al Ministro degli Interni in quanto l’elixir dovrà essere gestito dallo Stato. Il signor Liotard, al quale era stata affidata la ricetta dai monaci incarcerati dai rivoluzionari, risponde al manoscritto del Ministero ponendo sul retro con la parola “Rifiutato”. Dopo la morte del signor Liotard, i documenti ritornano al Monastero della Grande Chartreuse, al quale i monaci hanno fatto ritorno nel 1816.
Nel 1838, la formula è stata adattata per produrre un liquore più dolce e meno alcolico, Chartreuse Jaune, 40 gradi.
Nel 1903, i certosini sono espulsi dalla Francia. Essi però costruirono una distilleria in Tarragona, Spagna, per la fabbricazione di liquori. Nel corso di questo stesso periodo, lo Stato francese vende il loro marchio a un liquorificio che istituisce il nuovo marchio “Fermière de la Grande Chartreuse”. La società, la cui produzione non ha nulla a che fare con il vero Chartreuse, cessa la sua attività nel 1929.
I monaci ripresero la distillazione in Francia presso la loro ex distilleria Fourvoirie, costruita nel 1860 presso il Monastero della Grande Chartreuse. Questi edifici vennero distrutti nel 1935 da una frana; la produzione fu poi trasferita a Voiron.
I monaci lavorano nel più grande segreto e sono i soli ad avere familiarità con i dettagli della produzione. Oggi come ieri, la formula resta un mistero che i moderni metodi d’indagine non possono penetrare. I liquori fabbricati dai Padri Chartreux non contengono additivi chimici. I loro colori provengono dalle stesse piante utilizzate.
Prima vengono messe a macerare le erbe selezionate nell’alcool, poi le 130 piante della ricetta sono distillate.
Se si estende l’invecchiamento, si ottiene una Chartreuse di qualità particolarmente degna di nota; denominata “Chartreuse VEP” (estensione eccezionale dell’invecchiamento). La produzione, necessariamente limitata, è presentata in bottiglie da 50 cl e 1 litro, che riproducono fedelmente quelle utilizzate nel 1840. La sua prima immissione sul mercato è datata 1963.
I padri certosini sono gli inventori del liquore dei tempi moderni: i farmacisti del XVI secolo erano alla ricerca dell’elisir di lunga vita e la Chartreuse è da considerarsi il summa dell’esperienza farmaceutica di quei tempi: raggruppa in effetti tutte le piante medicinali (130) conosciute in quel secolo. Entrare nelle cantine della Chartreuse è tornare indietro nel tempo: sembra di essere nelle cantine di un grande produttore di vino. Ormai non c’è più nessuno che invecchia i liquori. La Chartreuse Vert e Jaune hanno minimo 3 anni di invecchiamento in fusti rovere, la VEP 10 anni di distillazione in sette alambicchi centenari di rame stagnato. La rivista Sauceguide, la bibbia inglese dei cocktail, presenta la bellezza di 23 cocktail che hanno come componente la Chartreuse.
Una grande azienda che va ad arricchire la nostra gamma di prodotti monastici.

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