Grand Chartreuse

Vogliamo dedicare un po’ di spazio ad un grande ordine, i certosini della Grand Chartreuse e ai loro liquori.
Probabilmente ci troviamo difronte alla più importante realtà che produce liquori. Gli unici ad invecchiare i liquori in botti di rovere e a non aggiungere prodotti chimici per conservare, colorare, insaporire il prodotto, seguendo ricette antichissime che sono giunte fino a noi nel silenzio della Grande Chartreuse in val d’Isere ai piedi delle Alpi.La Grand Chartreuse
Fondata nel 1084, l’Ordre des Chartreux è attualmente uno dei più vecchi ordini del cristianesimo. Padre Bruno, nato a Colonia nel 1030, è il fondatore.
In sogno vide Dio che costruiva un luogo a sua gloria nel cuore di una montagna denominata “Chartreuse” , un luogo abitato così poco abitato che è soprannominato il “deserto” sette stelle avrebbero mostrato a lui il cammino per arrivarci.
Siamo nel giugno 1084 e Bruno riconosce nel luogo dove oggi sorge la certosa il posto che Dio gli ha indicato.
Da subito i monaci della Grand Chartreuse iniziano la produzione di liquori pregiati e invecchiati in botti di rovere, a scopo medicamentoso a base di erbe aromatiche raccolte nei lussureggianti boschi alpini.

Il loro Elixir vegetal è il principe tra i liquori della grand Chartreuse, diventa famoso in tutta la Francia fino a interessare il Cardinale Richelieu e Napoleone che vuole diventi proprietà di stato.
Nel 1838, la formula è stata adattata per produrre un liquore più dolce e meno alcolico, Chartreuse Jaune, 40 gradi.
Nel 1903, i certosini sono espulsi dalla Francia. Essi però avviano una distilleria in Tarragona in Spagna. Nel corso di questo stesso periodo, lo Stato francese vende il loro marchio a un liquorificio che istituisce il nuovo marchio “Fermière de la Grande Chartreuse”. La società, la cui produzione non ha nulla a che fare con il vero Chartreuse cessa la sua attività nel 1929.
I monaci ripresero la loro distillazione in Francia presso la loro ex distilleria Fourvoirie costruita nel 1860 presso il Monastero della Grande Chartreuse. Questi edifici vennero distrutti nel 1935 da una frana e la produzione fu poi trasferita a Voiron.
I monaci lavorano nel più grande segreto e sono i soli ad avere familiarità con i dettagli della produzione. Oggi come ieri, la formula resta un mistero che i moderni metodi d’indagine non possono penetrare. I liquori fabbricati dai Padri Chartreux non contengono additivi chimici. I loro colori provengono dalle stesse piante utilizzate.
Prima vengono messe a macerare le erbe selezionate nell’alcool, poi le 130 piante della ricetta sono distillate.
Se si estende l’invecchiamento dell’Elixir, si ottiene una Chartreuse di qualità particolarmente degna di nota; denominata “Chartreuse Vep” (Invecchiamento eccezionale estensione). La produzione, necessariamente limitata, è presentata in bottiglie da 1 litro e riproducono fedelmente quelle utilizzate nel 1840.
I padri certosini possono essere ritenuti sono gli inventori del “liquore” dei tempi moderni: i farmacisti del 16° secolo erano alla ricerca dell’elisir di lunga vita e la Chartreuse è da considerarsi il summa dell’esperienza farmaceutica del 16° secolo; raggruppa in effetti tutte le piante medicinali (130) conosciute in questo secolo. Entrare nelle cantine della Chartreuse è tornare indietro nel tempo: sembra di essere nelle cantine di un grande produttore di vino. Ormai non c’è più nessuno che invecchia i liquori. La Chartreuse Vert e Jaune hanno minimo 3 anni di invecchiamento in fusti rovere e la V.E.P., 10 anni distillate in sette alambicchi centenari di rame stagnato. La rivista Sauceguide, la bibbia inglese della cockteleria, presenta la bellezza di 23 cocktail che hanno come componente la Chartreuse.

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