Grand Chartreuse

Vogliamo dedicare un po’ di spazio ad un grande ordine, i certosini, e ai loro prodotti monatici alimentari.
Probabilmente ci troviamo difronte alla più importante realtà che produce liquori. Gli unici ad invecchiare i liquori in botti di rovere e a non aggiungere prodoti chimici per conservare, colorare, insaporire il prodotto, seguendo ricette antichissime che sono giunte fino a noi nel silenzio della Grande Chartreuse in val d’Isere ai piedi delle Alpi.La Grand Chartreuse
Fondata nel 1084, l’Ordre des Chartreux è attualmente uno dei più vecchi ordini del cristianesimo. Padre Bruno, nato a Colonia nel 1030, è il fondatore.
In sogno vide Dio che costruiva un luogo a sua gloria nel cuore di una montagna denominata “Chartreuse” , un luogo abitato così poco abitato che è soprannominato il “deserto” sette stelle avrebbero mostrato a lui il cammino per arrivarci.
Siamo nel giugno 1084 e Bruno riconosce nel luogo dove oggi sorge la certosa il posto che Dio gli ha indicato.
Nel 1605, Maresciallo d’Estrées regala ai monaci della Certosa di Vauvert a Parigi, un manoscritto che rivela la formula di un elisir di lunga vita di sconosciuta provenienza.
In quel momento, infatti, solo monaci e farmacisti possedevano le conoscenze necessarie per lavorare in piante.
Nel 1737, il Monastero della Grande Chartreuse (vicino la città di Grenoble) decide di fare uno studio esauriente.
Al farmacista della Grande-Chartreuse, fratello Girolamo Maubec, è affidato questo compito. Egli riesce a fissare definitivamente la formula di Elixir Végétal Grande Chartreuse. La sua commercializzazione è molto limitata: è fratel Carlo, che in cambio di triglie, la vende nei mercati di Grenoble e Chambery.
La Rivoluzione francese del 1789 disperdere i monaci.
Nel 1810, l’imperatore Napoleone decide che la ricetta segreta dell’elixir deve essere presentata al Ministro degli Interni in quanto l’elixir dovrà essere gestito dallo Stato. Il signor LIOTARD, al quale era stata affidata la ricetta dai monaci incarcerati dai rivoluzionari, risponde al manoscritto del Ministero recante l’intimazione a cedere la ricetta segreta, ponendo sul retro la parola “Rifiutato”. Dopo la morte del signor Liotard, i documenti ritornano al Monastero della Grande Chartreuse alla quale i monaci hanno fatto ritorno nel 1816.
Nel 1838, la formula è stata adattata per produrre un liquore più dolce e meno alcolico, Chartreuse Jaune, 40 gradi.
Nel 1903, i certosini sono espulsi dalla Francia. Essi però attuarono una distilleria in Tarragona in Spagna per la fabbricazione di liquori. Nel corso di questo stesso periodo, lo Stato francese vendere il loro marchio a un liquorificio che istituisce il nuovo marchio “Fermière de la Grande Chartreuse”. La società, la cui produzione non ha nulla a che fare con il vero Chartreuse cessa la sua attività nel 1929.
I monaci ripresero la loro distillazione in Francia presso la loro ex distilleria Fourvoirie costruita nel 1860 presso il Monastero della Grande Chartreuse. Questi edifici vennero distrutti nel 1935 da una frana. La produzione fu poi trasferita a Voiron.
I monaci lavorano nel più grande segreto e sono i soli ad avere familiarità con i dettagli della produzione. Oggi come ieri, la formula resta un mistero che i moderni metodi d’indagine non possono penetrare. I liquori fabbricati dai Padri Chartreux non contengono additivi chimici. I loro colori provengono dalle stesse piante utilizzate.
Prima vengono messe a macerare le erbe selezionate nell’alcool, poi le 130 piante della ricetta sono distillate.
Se si estende l’invecchiamento, si ottiene una Chartreuse di qualità particolarmente degna di nota; denominata “Chartreuse Vep” (Invecchiamento eccezionale estensione). La produzione, necessariamente limitata, è presentata in bottiglie da 50 cl e 1 litro, che riproduce fedelmente quelle utilizzate nel 1840. La sua prima immissione sul mercato della data di 1963.

I padri certosini sono gli inventori del “liquore” dei tempi moderni: i farmacisti del 16° secolo erano alla ricerca dell’elisir di lunga vita e la Chartreuse è da considerarsi il summa dell’esperienza farmaceutica del 16° secolo; raggruppa in effetti tutte le piante medicinali (130) conosciute in questo secolo. Entrare nelle cantine della Chartreuse è tornare indietro nel tempo: sembra di essere nelle cantine di un grande produttore di vino. Ormai non c’è più nessuno che invecchia i liquori. La Chartreuse Vert e Jaune hanno minimo 3 anni di invecchiamento in fusti rovere e la V.E.P., 10 anni distillate in sette alambicchi centenari di rame stagnato. La rivista Sauceguide, la bibbia inglese della cockteleria, presenta la bellezza di 23 cocktail che hanno come componente la Chartreuse.
Una grande azienda che va ad arricchire la nostra gamma di prodotti monastici.

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