Birre trappiste – d’Abazzia

Sono arrivate le birre trappiste.

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Birre trappiste

Spesso confuse con le birre d’abbazia, le birre trappiste sono 7 in tutto il mondo. Non si posso confondere con le birre d’abbazia alle quali si da questo nome “esotico” per evocare una tradizione e una cura artigianale del prodotto, che però non ha nulla di monastico. Le birre d’abbazia non sono prodotte dai monaci o perlomeno non sono prodotte da monaci trappisti. Negli anni 50 in Belgio c’erano 50 brasserie che si fregiavano del termine “birra trappista” ma che con i trappisti e spesso anche con i monaci non avevano nulla a che vedere.

E’ in questo contesto che 8 monasteri trappisti hanno fondato “L’Associazione internazionale trappista” i cui membri possono utilizzare il marchio “Autentic Trappist Product”. Oggi sono 7 i monasteri che producono birra che possono utilizzare questo marchio. Hanno anche un sito www.trappist.com dove potrete trovare tutte le informazioni in merito.

Questo logo certifica che quel prodotto è stato fabbricato all’interno di un monastero trappista sotto il controllo dei monaci e le entrate provenienti dalla vendita sono destinate allo scopo sociale dell’abbazia. E’ per questo motivo che la Trappe olandese è uscita dal gruppo in quanto è stata venduta ad una multinazionale.

Dicevamo sono 7 in tutto il mondo e sono prodotte nei seguenti monasteri:

  • Trappiste de Rochefort – Abbaye de Saint Remy
  • Trappiste de Chimay – Scourmount Abbaye
  • St. Benedictus Abbaye – Achel
  • Abbaye Notre-Dame de Orval
  • Abbaye de Notre Dame de la Trappe du Sacre Coeur – Westmalle
  • Abbaye de Notre-Dame de Saint Sixte – Westvleteren
  • Abbaye de O.L.V. van Koningshoeven – La Trappe

Orval

Sono 6 monasteri belgi e uno oloandese legati alla “trappa” nome popolare dato ad uno dei due grandi ordini Cistercensi che si rifanno al Monastero del La Grande Trappe in Normandia.

Sono birre artigianali legate a antichi processi e “segreti” che rimangono spesso all’interno delle Abbazie da diversi secoli. Birre impegnative non adatte a palati abituati a bionde da supermercato.

Queste birre scalano ogni anno le classifiche delle più blasonate “Guide” per gli amanti della bevanda luppolosa, classificandosi sempre ai primi posti. Ecco il sito dove tutti gli appasionati di birra esprimono il loro giudizio attraverso rigorose degustazioni che vanno poi a formare la classifica delle 100 migliori birre al mondo. www.ratebeer.com

Per iniziare si può partire da una bionda Achel con 8% vol., schiuma fine e non persistente, colore biondo velato, aroma fresco, leggermente luppolato, ma anche ricco di note speziate (quasi di lievito). Corpo rotondo e strutturato, nel quale si alternano al palato note morbide di malto, alcuni sentori leggermente piccanti e speziati, note sicuramente agrumate con un finale ricco di sapori legati alla frutta matura (sembra fico). Complessa, e variabile anche nel finale comunque molto lungo e altrettanto ricco di note mutevoli ed in evoluzione continua.

Per entrare nel mondo delle ambrate niente di meglio della mitica Orval, una Belgian Ale ambrata con 6.2%vol., birra molto amara prodotta con fiori di luppolo freschi, fermatata la prima volta con lieviti aromatici, poi rifermentata nei tini ed infine in bottiglia. Ha spuma cremosa e abbondante, di media persistenza. I profumi: intensi e molto rustici, ricordano le prugne e le susine bianche, la scorza d’arancio, il pepe, luppolo e lievito aspro. In bocca è mediamente frizzante, molto asciutta, fruttata, e alterna le note agrumate a quelle speziate e al luppolo, in una corsa lunga che termina in un finale amaro giocato sui toni del rabarbaro, della china e della liquirizia.

Infine per i più appassionati Rochefort 10, Colore mogano scuro, leggermente opalescente per il lievito in sospensione, con schiuma color caramello, fine e persistente. Il naso: profumi netti ed intensi di banana, frutta secca, caffè tostato, liquirizia e pepe; dire che è ricca, multiforme, esplosiva non rende completamente l’idea. E’ una vera prelibatezza. Le sensazioni del palato: malto, sempre e dovunque, frutta matura, spezie, pepe e cannella, un po’ di cioccolato e liquiriza, lievito, ma non in ordine sparso: ognuno di questi al momento giusto e al posto giusto, senza doppioni né sovrapposizioni. La corsa è delicata, calda di alcool, generosa di sensazioni: ancora la liquirizia, l’amarino del cioccolato, un delicato luppolo finale che la rende armoniosa e armonica. Una nota il numero che da il nome alla birra di Rochefort determina la densità della birra.

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