La Cooperativa

Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano.
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.
Era naturale, era inteso. Era un primato.
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in
modo proporzionale al salario.
Non doveva essere ben fatta per il padrone,
né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura.
Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza,
una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia
fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con
la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga.
Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là. Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.

Peguy

Botteghe e Mestieri, cooperativa di tipo B è il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2003 con l’avviamento di alcuni corsi per l’inserimento socio – lavorativo rivolti a giovani adulti in difficoltà, organizzato dall’Associazione San Giuseppe e Santa Rita ONLUS che opera a Castelbolognese (RA). I rapporti nati in questo periodo, l’impegno quotidiano, l’accoglienza dei volontari dell’Associazione, hanno prodotto molti benefici su tutti i ragazzi, risvegliando in loro il gusto dell’autonomia, il desiderio di vivere, la voglia di intraprendere amicizie e relazioni, si è posto in loro un seme di speranza nel futuro perso da tempo.
Di fatto però pochi di questi ragazzi sono riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro a causa dei tempi lunghi di ripresa che necessita un disagio psichiatrico; ma anche a causa di una scarsa disponibilità di aziende profit a sostenere persone in difficoltà. La cosa interessante è che questo fatto all’apparenza fallimentare, è stato per noi l’occasione di una domanda più grande sul loro destino e ci ha fatto venire voglia di rischiare qualcosa di nuovo.

Così, dall’Associazione San Giuseppe e Santa Rita ONLUS è nata l’idea di una Cooperativa sociale di tipo B “Botteghe e Mestieri”

BOTTEGHE E MESTIERI. Abbiamo scelto questo nome perché rende bene l’idea di cosa sia per noi il lavoro.
La bottega artigiana nella nostra cultura popolare, come nel Medioevo e nel Rinascimento era luogo di trasmissione culturale di valori, di sguardo alla realtà, di passione al lavoro e attraverso il rapporto tra il maestro e l’allievo e tutto ciò mentre insieme si torniva, si dipingeva, si piallava, si decorava. La bottega, quindi, non è solo un luogo di lavoro, ma anche di trasmissione di una passione alla vita, al bello e punto di incontro di uomini: c’è chi lavora, chi viene a vedere i manufatti e chi viene per scambiare due parole come luogo di ritrovo. La bottega è dunque di per sé una possibilità naturale di relazioni sociali.
Le nostre botteghe vogliono essere, quindi, luoghi ospitali, ordinati e guidati da un Maestro d’arte.
Il Maestro artigiano è colui che trasmette l’esperienza con gusto e passione, accompagna nell’acquisizione delle abilità, dà sicurezza e quindi è portatore di una positività che spesso è fragile in chi viene inserito nella bottega. La positività – costruttività dell’esperienza della bottega sta nel fatto che ciò che viene costruito, prodotto, è frutto del lavoro di tutti ed è un importante rinforzo dell’IO con quindi una valenza terapeutica e di cura.

Lo scopo è di permettere alle persone con disagio di essere introdotte in un’esperienza che tiene conto di più fattori (relazioni, lavoro, integrazione sociale, autostima, gusto del fare) ma è anche in un contesto reale e non artificioso perché ha la dignità del lavoro.

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